SWGDE pubblica bozza di nuove linee guida per informatica forense

Lo Scientific Working Group on Digital Evidence ha pubblicato da pochi giorni le nuove linee guida per regolamentare alcune aree della digital forensics, in particolare l’acquisizione e analisi di smartphone e cellulari, l’image e video forensics, l’utilizzo delle funzioni hash MD5 e SHA256 nella digital forensics e multimedia forensics e per concludere la comparazione visiva di immagini.

SWGDE Draft on Digital Evidence for Public Comment

Lo SWGDE – Scientific Working Group on Digital Evidence – riunisce dal 1988 organizzazioni impegnate nel capo dell’acquisizione e analisi di prove digitali multimediali e digitali e mira a rafforzare la collaborazione fra enti oltre alla qualità e coerenza delle attività svolte dalla comunità d’investigatori, analisti e periti informatici che si occupano quotidianamente d’informatica forense. Inizialmente, l’associazione è statafin dall’inizio composta da membri d’istituzioni come ATF, DEA, FBI, IRS-CID, US Customs, US Postal Inspection Service e il US Secret Service. La NASA e il Department of Defense Computer Forensics Laboratory hanno partecipato fin dagli esordi, seguiti da  rappresentanti del North Carolina, Pennsylvania e Illinois State Crime Laboratories che con il Florida Department of Law Enforcement sono poi stati seguiti da agenzie locali. La voce dell’SWGDE è quindi autorevole e da anni considerata portatrice di linee guida che tendono a diventare spesso standard nelle interpretazioni delle varie forze dell’ordine locali o consulenti informatici forensi.

I documenti pubblicati pochi giorni fa dall’SWGDE sono quattro e dettagliano quattro aree dell’informatica forense finalizzata alla produzione di una perizia informatica a uso legale, con lo scopo di definire linee guida che possono essere commentate e integrate – in bozza – per giungere a un documento finale condiviso.

SWGDE Best Practices for Mobile Device Evidence and Collection, Preservation, and Acquisition

Pubblicato nella versione 1.0 del 4 dicembre 2018, si tratta di un documento che illustra le pratiche da seguire per la raccolta, conservazione e acquisizione di prove digitali da smartphone, cellulari e dispositivi mobili, disciplina nota come mobile forensics e che riguarda proprio l’attività di perizia su cellulari e smartphone. La raccolta e la conservazione dei dati dei cellulari viene eseguita sul campo o in laboratorio e in entrambi i casi i tecnici forensi necessitano di linee guida per raccogliere, preservare e acquisire le evidenze digitali che poi dovranno essere utilizzate per la produzione di perizie informatiche a uso legale per produzione in giudizio.

SWGDE General Photography Guidelines for the Documentation of Evidence Items in the Laboratory

Pubblicato nella versione 1.0 del 4 dicembre 2018, consiste in un elenco di linee guida sulla documentazione fotografica dei reperti in laboratorio per documentare le condizioni precedenti, contemporanee e successive all’analisi delle evidenze digitali nell’ambito della perizia informatica. Le informazioni contenute nel documento sono destinate a chi opera fotografie in ambito d’informatica forense, senza entrare nei dettagli della comparazione d’immagini.

SWGDE Position on the Use of MD5 and SHA1 Hash Algorithms in Digital and Multimedia Forensics

Pubblicato nella versione 1.0 del 4 dicembre 2018, lo scopo del documento è quello d’illustrare come l’utilizzo degli algoritmi di hash MD5 e SHA1 risulti accettabile per alcune funzioni nelle discipline di digital forensics e multimedia forensics, nonostante gli algoritmi siano stati ritenuti inadeguati dal punto di vista crittografico per applicazioni di più ampio respiro.

SWGDE Technical Overview for Forensic Image Comparison

Pubblicato nella versione 1.0 del 4 dicembre 2018, il documento fornisce a chi si avvicina all’analisi forense delle immagini un’infarinatura sulla storia della comparazione forense delle immagini e della fondazione tecnica, metodologica, delle limitazioni del confronto delle immagini a fini giudiziari.

Pubblicato in formazione, news | Contrassegnato , , , , , , , , | Commenti disabilitati su SWGDE pubblica bozza di nuove linee guida per informatica forense

Crescono gli attacchi di “Man in The Mail”, la truffa dei bonifici a falsi IBAN

Man in the Mail - Truffa bonifico con falso IBAN via emailSono anni che si parla della truffa dei bonifici deviati in modo fraudolento verso falsi IBAN ai quali le aziende inviano fondi destinati a fornitori a fronte di false fatture modificate ad hoc da criminali che si sono insinuati nelle caselle di posta elettronica al fine di spiare le comunicazioni tra cliente e fornitore. L’FBI ha segnalato ormai da tempo il problema come una delle truffe maggiormente in voga nei confronti delle aziende e anche in Italia se n’è parlato in TV, sui giornali e online.

Nonostante questo, novembre è stato un mese nero per le truffe bancarie dei bonifici di tipo Man in The Mail (MITM) che prendono anche il nome di “Man in The Middle”, “BEC Scam”, “Wire fraud”, “Business Email Compromise” o “BEC Fraud”. Se durante l’anno abbiamo ricevuto segnalazioni con frequenza di due o tre truffe al mese, nelle settimane di novembre le segnalazioni di Man in The Mail sono salite a diverse truffe al giorno.

Non è chiaro il motivo per il quale gli attacchi di falsificazione delle coordinate bancarie IBAN via email si sono fatti più aggressivi e pervasivi, al punto da colpire piccole, medie e grandi imprese, utilizzando persino IBAN ospitati presso enti bancari italiani, che dal punto di vista del riciclaggio e il rischio di blocco dei fondi diventano più complicati da gestire per i criminali.

Le modalità con le quali i criminali ottengono l’accesso ai dati riservati delle aziende tramite man in the middle, in particolare alla loro posta elettronica e alle loro fatture, cambia di volta in volta, così come la tecnica utilizzata per alterare i codici IBAN all’interno delle fatture originali, così da deviare il bonifico verso conti spesso poco tracciabili o dai quali, in ogni caso, i fondi verranno rimossi non appena arrivati grazie ai bonifici disposti volontariamente dalle vittime.

Da anni il metodo principale con cui avviene il man in the middle degli IBAN rimane il phishing, cui bisogna prestare massima attenzione, perché le difese tecnologiche spesso sono insufficienti di fronte a un operatore che fornisce le proprie credenziali ai delinquenti, anche tramite telefono (mediante il cosiddetto “vishing”, come è avvenuto pochi giorni fa) o SMS (in questo caso il fenomeno si chiama “smishing”) e persino via FAX. La percezione degli utenti è spesso quella del “mi hanno hackerato la mail” o “mi hanno bucato la casella di posta elettronica“, in realtà sono stati loro a fornire le credenziali agli attaccanti o persino il cookie di sessione, come mostrerò più avanti.

Precauzioni come l’autenticazione a due fattori (la cosiddetta “2fa”, “two factor authentication“) riducono il fenomeno ma non lo eliminano del tutto: è infatti possibile per i delinquenti rubare dalle vittime i cookie di sessione ed entrare direttamente nell’account di posta senza dover inserire username o password.

Phishing come vettore del Man in The Mail

Oltre al phishing, uno dei vettori più comuni per il man in the mail è l’infezione tramite malware o trojan dei PC o degli smartphone di chi esegue movimenti e bonifici bancari. Tramite l’invio di una finta fattura, nota di credito, istanza o altro i criminali trasmettono in realtà un “dropper”, un programma in grado di scaricare il malware e installarlo sul PC, dove questo sarà in grado di spiare le attività dell’utilizzatore e carpire le password. Banalmente, dopo alcuni giorni o settimane di monitoraggio, i delinquenti procedono con la registrazione di domini simili a quelli di una delle due aziende coinvolte e all’invio delle email fake, con gli IBAN errati, così da trarre in inganno le vittime.

Ultimamente abbiamo rilevato diversi casi di Man in The Mail perpetrati attraverso l’accesso diretto alla casella di posta tramite protocollo IMAP, grazie al quale i criminali sostituiscono direttamente le email arrivate al cliente, lasciando intatto il testo ma modificando l’allegato PDF contente la fattura con il codice IBAN corretto che viene modificato indicandone uno diverso. Il cliente, scaricando la mail “farlocca”, pagherà la merce o i servizi al conto bancario IBAN sbagliato, intestato appunto ai delinquenti o in realtà a dei prestanome. In sostanza, il cliente riceve la mail corretta dal fornitore (il cui account quindi non è stato compromesso) ma quando la scarica, l’allegato PDF è diverso, il tutto grazie alla possibilità del protocollo IMAP di sostituire una mail (o l’allegato, nel caso specifico la fattura originale con il vero IBAN) lasciandola sul server in modo che la vittima possa scaricarla già falsificata.

IMAP come mezzo per Man in The Mail e BEC Scam, business email compromise

Oltre a utilizzare sempre più spesso direttamente il protocollo IMAP per sostituire le mail originali con quelle false contenenti la fattura con IBAN modificato, una precauzione molto spesso presa dai truffatori è quella d’impostare un inoltro, o forward, su una o più caselle compromesse, così da evitare che i proprietari possano leggere le email inviate dai reali clienti o fornitori.

Una volta incassate le somme estorte con l’inganno i ladri procedono, tramite “money mule“, a svuotare il conto su cui vengono ricevuti i bonifici di chi è stato truffato, attraverso prelievi di contante o trasferimenti irreversibili mediante servizi di money transfer. In alcuni casi, il cash out e il money laundering viene fatto persino tramite acquisto di bitcoin. Questo è uno dei motivi per i quali le truffe di tipo Man in The Mail spesso non permettono l’annullamento o lo storno dei bonifici o il recupero delle cifre bonificate, che sono già state immediatamente svuotate dal conto della banca ricevente. In alcuni casi, fortunatamente, è possibile contattare immediatamente la banca che ha ricevuto il bonifico sull’IBAN farlocco per imporre il blocco dei fondi, cosa fattibile quando la banca di appoggio dei criminali è ad esempio in Italia, cosa difficile quando l’istituto bancario si trova all’estero in paesi lontani o poco collaborativi.

Lo Studio, per questo tipo di reati, esegue perizie su truffe bancarie di tipo “Man in The Mail” con bonifici su falsi IBAN finalizzate a identificare le modalità dell’attacco alla casella di posta o ai sistemi informatici ma soprattutto a capire chi è stato compromesso, se il compratore o il venditore. Dal punto di vista di un eventuale risarcimento, la perizia informatica sulla truffa degli IBAN cambia radicalmente la prospettiva nel caso in cui il raggiro sia avvenuto a causa della compromissione degli account o dei sistemi del fornitore/venditore, in tal caso il cliente che ha bonificato verso l’IBAN sbagliato può tentare di esonerarsi dalla responsabilità e ottenere comunque la merce o i servizi. In altri casi, non riuscendo a identificare correttamente la responsabilità di chi è stato causa indiretta della truffa (cioè colui che ha avuto l’indirizzo di posta elettronica bucato o i sistemi compromessi) si può tentare un accordo o conciliazione al 50%. Anche le banche possono essere coinvolte in una eventuale richiesta di risarcimento, con maggiore difficoltà, ma in alcuni casi i profili di responsabilità possono essere valutati andando oltre il cliente e il fornitore.

 

Pubblicato in news | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , , | Commenti disabilitati su Crescono gli attacchi di “Man in The Mail”, la truffa dei bonifici a falsi IBAN

Acquisizione e Produzione in Giudizio della Prova Digitale

Acquisizione e Produzione in Giudizio della Prova Digitale” sarà il titolo dell’intervento che terrò giovedì 29 novembre 2018, durante il convegno su “Tools, Applicativi e Piattaforme che semplificano la Professione“, organizzato dalla Commissione Informatica del C.O.A. di Verona che ringrazio per il cortese invito.

Conferenza a Verona organizzata da Ordine degli Avvocati di VeronaIl mio talk di Verona verterà specificatamente sull’importanza della fase di acquisizione forense delle prove digitali alla luce di una produzione delle stesse in Giudizio, nell’ambito di processi penali o civili ma anche in caso di utilizzo stragiudiziale delle prove informatiche. Molto spesso gli Studi Legali sono i primi a entrare in contatto con evidenze elettroniche di ogni tipo, che richiedono un’attenta fase di copia conforme precedente a quella di visione o analisi. La perizia informatica a uso legale, svolta ad esempio da consulenti tecnici di parte, implica una rigida metodologia di acquisizione delle prove per poterle poi produrre in Giudizio, metodologia che deve essere ben nota anche dai legali che in genere entrano in contatto per primi con il cliente, sia esso parte offesa o richieda un consulente della difesa come indagato o imputato.

La presentazione illustrerà le tecniche base d’informatica forense applicate alla raccolta di prove da supporti come pendrive, hard disk, dvd, cloud, internet, social network, siti web, smartphone, cellulare, email, PEC. Veranno indicate con metodo le fasi della perizia informatica che il consulente informatico forense esegue ad esempio tramite una copia conforme a uso legale di chat Whatsapp, pagine o profili Facebook (ad esempio per acquisire le prove una diffamazione via Facebook), siti Internet, registrazioni ambientali o telefoniche, SMS, fotografie, video, etc…

Il seminario, che si terrà presso l’Auditorium Banco BPM  in Via della Nazioni, 4, Verona, durerà dalle 14:30 alle 17:30 e avrà il seguente programma:

  • Avv. Nicol aManzini – Delegato per l’informatica del C.O.A. Verona
  • Avv. Franco Zumerle – Coordinatore Comm. Informatica c/o C.O.A. Verona
  • Dr. Paolo Dal Checco – Consulente Informatico Forense
    • Prova Digitale: Acquisizione E Produzione In Giudizio
  • Avv. Claudio De Stasio – Avvocato in Grosseto
    • Dirittopratico.It: Utilità Pronte All’uso Per Il Professionista
  • Dr. Stefano Baldoni – Consulente IT in ambito legale
    • Slpct: L’alternativa Open Source Per Il Processo Telematico
  • Avv. Gianni Casale – Avvocato in Modena
    • Anthea: Un’applicazione Per Eliminare I Contrasti Familiari
  • Agenzia Entrate – Dr. Felice Ungheri – CapoUfficio Tecnologie e Innovazione Dir. Prov. Venezia
    • Fatturazione Elettronica: Il Punto Di Vista Dell’agenzia Delle Entrate

La locandina in PDF della Conferenza organizzata a Verona durante il quale parlerò di acquisizione forense delle prove informatiche è scaricabile da questo link. Ai partecipanti verranno conferiti  3 crediti formativi in materia obbligatoria, a seguito d’iscrizione su piattaforma Riconosco. Si ringrazia il Banco BPM per la concessione della sala.

Pubblicato in eventi | Contrassegnato , , , , , , , , , , , | Commenti disabilitati su Acquisizione e Produzione in Giudizio della Prova Digitale

Servizio TV sulle truffe informatiche per Mi Manda Raitre

Giovedì 22 novembre 2018 è andato in onda su RaiTre il Servizio TV dove ho fornito il mio piccolo contributo a “Mi Manda Raitre” parlando di truffe informatiche, in particolare quelle che fanno leva sui sentimenti o su immagini attraenti per gli uomini per estorcere denaro o rubare l’identità.

Paolo Dal Checco a Mi Manda Raitre

Nel servizio TV vengono mostrati, presso lo Studio d’Informatica Forense, alcuni tipi di truffa informatica, in particolare quelli cosiddetti di “sexting”, dove alla vittima viene estorto denaro dietro minaccia di divulgazione di video registrati tramite la webcam a sua insaputa. Chi cade in questa trappola, infatti, non sa che la donna con cui ha avviato una videochiamata privata via Facebook o Skype in realtà è una criminale che lo sta filmando ed è pronta a ricattarlo al termine della performance. Il ricatto in genere parte con una richiesta di 5.000 euro da trasferire mediante servizi di money transfer. Il consiglio che possiamo dare è quello di non pagare il riscatto, poiché chi ha pagato in genere è entrato in un tunnel difficile da interrompere, dato che il ricattatore capisce, con il pagamento, di trovarsi di fronte a un soggetto debole e disponibile a compromessi.

Truffe Informatiche a Mi Manda Raitre

Altre truffe informatiche presentate durante il servizio TV di Mi Manda Raitre sono quelle degli annunci pubblicitari dove si viene invitati a cliccare per guadagnare soldi o visionare filmati. Tali banner portano in genere a siti dove possono venire richiesti fondi alle vittime tramite carta di credito o estorti tramite artifizi direttamente dal credito telefonico.

Altro rischio della navigazione su web è il furto d’identità, che può essere perpetrato tramite phishing o attacchi ai nostri profili social network o caselle di posta elettronica. Anche in questo caso, la difesa è innanzitutto la consapevolezza, oltre alla protezione con password robuste e diverse per ogni servizio su cui siamo registrati.

In caso di truffa informatica, incluse le truffe dei falsi bonifici che sono sempre più frequenti, è possibile operare attività di perizia informatica forense, con acquisizione di copia conforme dei dischi e analisi tecnica dei dati finalizzata a ricostruire la dinamica della truffa e tentare d’identificare gli autori. Lo Studio d’Informatica Forense segue diversi casi di truffa informatica ed è disponibile a supportare le vittime delle truffe come Consulente Tecnico di Parte.

Pubblicato in TV | Contrassegnato , , , , | Commenti disabilitati su Servizio TV sulle truffe informatiche per Mi Manda Raitre

Con le iene sulla truffa con ricatto in bitcoin per il video della webcam

Le Iene - Truffa con ricatto in bitcoin per video porno su webcamE’ andato in onda su Italia Uno il servizio dove ho fornito il mio piccolo contributo per Le Iene sulla famosa truffa informatica che sta intasando da alcuni mesi le nostre caselle di posta elettronica. Nicolò De Devitiis, con l’autore Marco Fubini, hanno magistralmente descritto nel loro servizio quella che sta diventando la truffa del “Paga o ti faremo vedere a tutti mentre guardi i porno”.

Continua a leggere

Pubblicato in TV | Contrassegnato , , , , , , , | Commenti disabilitati su Con le iene sulla truffa con ricatto in bitcoin per il video della webcam