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FTK Imager 8.3.0.27: download e aggiornamento sicurezza

FTK Imager, nella versione 8.3.0.27, è stato appena reso disponibile per il download gratuito sul sito Exterro, che ormai da qualche anno ha ereditato il software da Accessdata continuandone lo sviluppo, riportiamo quindi qui di seguito il link di download, le informazioni strategiche sulle patch applicate e le differenze con le precedenti versioni di FTK Imager.

FTK Imager Free Download Link

FTK Imager, il “coltellino svizzero” dell’informatica forense

Definito il “coltellino svizzero” della digital forensics, utilizzato da quasi 20 anni dagli informatici forensi di tutto il mondo, FTK Imager permette di creare copie forensi di dischi, supporti rimovibili e volumi logici, visualizzarne il contenuto prima dell’acquisizione, esportare file e cartelle e calcolare gli hash necessari per verificarne l’integrità.

La versione 8.3 non introduce particolari novità funzionali, ma le release notes contengono una correzione piuttosto interessante dal punto di vista della sicurezza.

Vulnerabilità di sicurezza su XML e UFDR sanata

Exterro dichiara nelle Release Notes di aver risolto la vulnerabilità FCR-72008, attraverso la quale l’elaborazione di XML malevoli contenuti in file Cellebrite UFED UFDR poteva portare alla esfiltrazione di file, presumibilmente dalla macchina sulla quale veniva eseguito FTK Imager.

Il testo esatto, che ritrovate al punto 1 delle Release Notes, è “Resolved a vulnerability where execution of malicious UFDR XMLs could lead to file exfiltration. (FCR-72008)“.

FTK Imager Free 8.3.0.27 - Resolved Issues

Gli UFDR (UFED Report) sono file comunemente utilizzati nell’ecosistema di mobile forensics Cellebrite per contenere e trasferire in una sorta di rapporto utilizzabile da chiunque (anche chi non possiede il software Cellebrite licenziato) il prodotto delle acquisizioni di dispositivi mobili e possono includere un file dal nome “report.xml” utilizzato per descrivere e organizzare i dati presenti nel report.

Exterro non fornisce ulteriori dettagli tecnici sulla vulnerabilità: non specifica quali versioni precedenti siano coinvolte, quali file potessero essere letti o con quali modalità potesse avvenire l’esfiltrazione ma cita solo, nelle relesase notes associate a questa versione di FTK Imager, che hanno “resolved a vulnerability where execution of malicious UFDR XMLs could lead to file exfiltration. (FCR-72008)“.

Il termine utilizzato da Exterro – file exfiltration – merita infine particolare attenzione: una workstation forense può contenere contemporaneamente dati provenienti da procedimenti differenti, copie forensi, esportazioni e portable case, report forensi, documentazione riservata e informazioni relative ad altri incarichi. Consideriamo poi che, per il tipo di attività svolto dagli informatici forensi, gli strumenti in ambito digital forensics vengono frequentemente utilizzati con privilegi elevati.

Questo non significa che FCR-72008 consentisse necessariamente di accedere a tutti questi dati: le informazioni pubblicate da Exterro non permettono di stabilire quali file fossero accessibili né quali fossero i limiti della vulnerabilità, ma il problema e il termine “malicious UFDR XMLs” insieme a “file exfiltration” evidenzia perfettamente perché una workstation forense debba essere considerata un ambiente nel quale vengono continuamente elaborati input potenzialmente ostili e quindi mantenuta offline, protetta, separata o comunque con controlli di sicurezza più stringenti di altri sistemi di lavoro.

La descrizione fornita da Exterro però fa pensare a una possibile vulnerabilità legata al parsing XML, ad esempio della famiglia XXE (XML External Entity), attraverso la quale un XML opportunamente costruito può in determinate condizioni provocare l’accesso a file locali e persino la loro trasmissione verso sistemi remoti: non ci sono però elementi sufficienti per affermare che FCR-72008 fosse effettivamente una XXE, quindi per ora rimane soltanto un’ipotesi tecnica.

La vulnerabilità evidenziata è però interessante soprattutto perché ricorda un aspetto a volte sottovalutato nell’informatica forense: i dati che analizziamo non sono necessariamente passivi e non è la prima volta che questo tipo di vulnerabilità viene messa in risalto. Siamo abituati a utilizzare write blocker, copie forensi e hash per evitare di modificare il reperto, ma dobbiamo considerare anche il problema opposto: proteggere la workstation forense dal materiale che stiamo analizzando. Un’immagine forense, un archivio, un documento o, come in questo caso, un XML possono essere costruiti appositamente per sfruttare una vulnerabilità del software utilizzato per elaborarli.

Il caso degli UFDR è ancora più interessante perché si tratta di file che possono essere ricevuti da clienti, colleghi, controparti o altri laboratori e che l’informatico forense apre normalmente proprio per svolgere il proprio lavoro ma chi li riceve non necessariamente è abituato agli aspetti di sicurezza.

Da qui l’importanza non soltanto di mantenere aggiornati gli strumenti forensi, ma anche di limitare e controllare le connessioni in uscita dalle workstation di analisi, separare quando opportuno gli ambienti di lavoro e trattare qualunque evidenza ricevuta da terzi come input potenzialmente non fidato.

Certamente è bizzarro che un software di generazione copie forensi di memorie di massa o RAM e apertura delle stesse, come è FTK Imager, sia soggetto a questo tipo di bug, ipotizziamo però che possa essere legato alla versione più “grande” e “completa” del software, quella a pagamento chiamata “FTK Imager Pro”, che invece è dotata di funzionalità di mobile forensics che magari sono state comunque inserite in maniera embrionale anche nel “fratellino” FTK Imager Free.

FTK Imager Free Vs FTK Imager Pro

Avendo tirato in ballo la versione commerciale di FTK Imager, può avere senso ribadire quali sono le differenze con la versione gratuita, con la quale ora pare che condivida anche il sistema di gestione delle licenze CodeMeter, come avremo modo di osservare più avanti quando parleremo della versione FTK Imager Portable o FTK Imager Lite.

Accanto al tradizionale FTK Imager gratuito, Exterro propone ora anche FTK Imager Pro, versione a pagamento che mantiene le normali funzioni di imaging, preview, esportazione, hashing e montaggio delle immagini forensi, aggiungendo però alcune possibilità interessanti soprattutto per attività di triage e acquisizione sul campo. La differenza principale è che la versione Pro permette di effettuare acquisizioni Advanced Logical da dispositivi iOS, rilevare la presenza di cifratura e accedere ai dati cifrati quando sono disponibili le credenziali o le chiavi necessarie. In particolare, Exterro indica la possibilità di riconoscere oltre dieci sistemi di cifratura e, nel caso di BitLocker, di visualizzare o acquisire direttamente i dati decifrati dal dispositivo senza dover prima creare una copia cifrata completa.

FTK Imager Free Vs FTK Imager Pro

Un’altra differenza interessante riguarda il modo di lavorare: mentre FTK Imager Free rimane essenzialmente uno strumento gratuito per acquisire, verificare e visualizzare evidenze digitali, la versione Pro punta maggiormente sul triage, permettendo di esaminare rapidamente il contenuto del dispositivo e procedere poi con un’acquisizione mirata soltanto dei file, delle cartelle o degli artefatti ritenuti rilevanti. L’obiettivo è evitare, quando non necessario, l’acquisizione completa di grandi quantità di dati, riducendo tempi, spazio occupato e successive attività di processing. Exterro propone quindi FTK Imager Pro non tanto come sostituto del classico Imager, quanto come sua estensione verso workflow di acquisizione più selettivi, gestione della cifratura e prime attività sul mondo mobile. Al momento la licenza viene proposta a 499 dollari l’anno per utente, mentre FTK Imager continua a essere utilizzabile gratuitamente e senza licenza.

Le altre correzioni e novità della release 8.3.0.27

A parte i fix sulla gestione dei report UFDR di Cellebrite, FTK Imager 8.3.0.27 corregge anche un problema nella gestione delle password VeraCrypt/TrueCrypt: inserendo una password errata, la precedente versione poteva accettarla senza mostrare il relativo errore.

È stato inoltre aggiornato il vecchio driver “ad_driver.sys”, eliminando dall’installer la versione precedente: è sempre strategico, in informatica forense, utilizzare driver e software aggiornati, quindi ben venga che ogni tanto i produttori pubblichino update.

Come le versioni 8.x.x.x di FTK Imager, anche questa ha una caratteristica che la serie 4.x.x.x non aveva: il software di licensing CodeMeter, di cui viene richiesta l’installazione durante l’installazione di FTK Imager: senza installare CodeMeter o cliccando su CANCEL alla richiesta, il processo d’installazione s’interrompe.

FTK Imager Free richiede installazione del servizio di licensing CodeMeter

Sono disponibili varie opzioni d’installazione del CodeMeter Runtime Kit v.8.20 in base alle preferenze dell’utente, ma non cambiano l’esito dell’installazione e utilizzo di FTK Imager Free.

FTK Imager Free - Codemeter License

Ci si potrà chiedere se la versione FTK Imager funziona comunque in maniera portable (o lite) nonostante la necessità del software di gestione licenze CodeMeter: vedremo che non è un problema, probabilmente Exterro lo richiede per la vicinanza con il software FTK Imager Pro ma abbiamo notato che disinstallando il software di licensing CodeMeter, una volta installato FTK Imager Free, questo continua comunque a funzionare.

Vale la pena aggiornare?

Le patch inserite in questa versione di FTK Imager non sono molte ma sono significative e importanti soprattutto per la sicurezza: per chi utilizza FTK Imager nelle attività di acquisizione e analisi forense, quindi, questa è una versione che vale la pena aggiornare.

Raccomandiamo di aggiornare non tanto per nuove funzionalità, quanto per rafforzare la propria sicurezza e in qualche modo rimarcare anche un buon promemoria operativo: dobbiamo certamente proteggere il reperto dall’analista (e lo facciamo con write blocker, hardware o software) ma anche l’analista e la sua infrastruttura dal reperto.

FTK Imager in versione 8.3 installabile su Windows può essere scaricato liberamente e senza registrazione da questo link dove si trova sia l’archivio zip con l’eseguibile sia il pdf con le release notes.

Il file archivio zip “FTK Imager 8.3.0.27.zip” contenente l’installatore di FTK Imager in versione 8.3.0.27 produce valore hash MD5 7535e5ff1db098741716d802183798a1, SHA1 8779f5c34877d9aa4af56de5d84906ecbf20eb20 e SHA256 0f717d0d91c94af94107775ae37c2e330cc2a2312a8eecc91a344c8010e82afe.

L’eseguibile “Exterro_FTK_Imager_(x64).exe” produce invece valore hash MD5 8eb09425e8d47406df1f88d335989d81, SHA1 f39f8d3012efa31b033c78eadbd9b953685d26e9 e SHA256 1ec9500126b9b33e79e8178ffa12104377f2b77ddc8fca69d8fa1068d8e360d8.

Consigliamo sempre di verificare che il download di FTK Imager avvenga dal sito ufficiale, dato che il suo utilizzo in informatica forense è strategico ma anche delicato per via dei danni che potrebbe fare un software malevolo o difettoso.

I link di download di FTK Imager talvolta variano e non sempre sono indicizzati correttamente, perciò consiglio di tentare anche con questo link secondario di download di FTK Imager (che però richiede registrazione) o nel dubbio verificare la presenza della pagina di download del software FTK Imager dalla sezione del sito Exterro FTK Downloads Library.

FTK Imager Portable

Ricordo che il software FTK Imager è installabile su Windows ma è possibile anche crearne una copia portatile (un tempo veniva chiamata “FTK Imager Lite) che non richiede installazione ma può essere utilizzata direttamente su PC lanciandone l’eseguibile, ad esempio per attività di triage o incident response o ancora per procedere a copia forense “a caldo” di un PC con il sistema operativo Windows avviato.

Spesso si procede copiando la versione “FTK Imager Portable” (generata autonomamente secondo le istruzioni che troverete più avanti) su di una pendrive, così da poterla poi utilizzare su qualunque PC senza necessità d’installazione.

FTK Imager Portable - FTK Imager Lite

Quando installerete FTK Imager su di un PC con Windows, troverete le librerie DLL necessarie per la sua esecuzione all’interno della cartella “C:\Program Files\AccessData”: tali librerie sono sufficienti per eseguire il tool FTK Imager in modalità portable anche su altri PC senza installarlo, ma avviandolo direttamente da una pendrive o da una risorsa di rete.

Per poter estrarre la versione FTK Portable, è sufficiente copiare tutta la cartella d’installazione, volendo la si può anche comprimere così da poterla più agevolmente portare sul campo, così da evitare di sporcare il sistema con una nuova installazione.

La Polizia Postale interviene sugli attacchi 0click a Whatsapp

La Polizia Postale ha pubblicato di recente sul sito web e su Linkedin un documento di allerta sugli attacchi 0click su Whatsapp, dando finalmente concretezza e “istituzionalità” a un fenomeno di cui parliamo ormai da mesi.

Polizia Postale - Attacchi 0click a Whatsapp su Apple iPhone iOS

Il team Forenser è stato infatti tra i primi a identificare gli attacchi comparsi a maggio, analizzarli e persino riprodurli riuscendo a replicare la sessione di un account di test che simula la vittima, leggere i messaggi cifrati scambiati con i contatti e inviarne al posto suo.

Si tratta infatti di uno scenario che lo Studio d’Informatica Forense della società Forenser Srl aveva già analizzato e segnalato a Meta nei mesi precedenti, durante la prima ondata di maggio, seguita poi da una seconda e ora una terza.

Ricordo le caratteristiche dell’attacco 0click alla chiave di sessione di Whatsapp, ottenute mettendo a confronto i diversi casi raccolti nei mesi:

  • tutti i casi rilevati riguardano iPhone (dal modello 8 al 14, incluse le varianti X, XR, XS, 11, SE, 12 e 13) su cui è installata un versione di iOS 16 nelle sue diverse release;
  • gli attaccanti scrivono in chat ai contatti della vittima, dal numero WhatsApp della vittima stessa, chiedendo di disporre bonifici;
  • gli attaccanti sembrano avere accesso alle sole chat recenti, ovvero a quelle con cui la vittima ha interagito da poco;
  • nessun dispositivo collegato è visibile nella sezione “Dispositivi collegati” (o “Linked devices”) delle impostazioni di WhatsApp;
  • le vittime non riportano di aver compiuto alcuna azione di pairing particolare: non hanno fornito codici, non hanno inquadrato QR code, non hanno autorizzato accessi, da qui il tipo di attacco definito “zero click” o “0-click”, cioè che non richiede neanche un click da parte della vittima per essere portato a segno.

Per queste ragioni è stato sin da subito evidente che non si trattasse di un classico episodio di ghost pairing (nel quale l’attaccante induce la vittima a scansionare un QR code o a condividere un codice di verifica): l’assenza di qualsiasi interazione richiesta all’utente fa propendere per una compromissione di tipo 0-click, cioè per un’infezione che non richiede alcun intervento da parte della vittima e che colpisce direttamente lo smartphone o l’app WhatsApp.

Dopo la segnalazione a Meta, che ha preso in seria considerazione la comunicazione prodotta da Forenser, il team ha proseguito la ricerca e replicato in laboratorio lo scenario osservato, riuscendo a riprodurre lo scenario 0-click. Su dispositivi di test, un client su PC ha acquisito la sessione della vittima, letto le chat recenti e inviato messaggi come titolare dell’account: questo è il passaggio sperimentale che sviluppa quanto documentato nel precedente articolo.

Ricordo che l’attacco colpisce smartphone iPhone con versioni obsolete di iOS di Apple, delle quali per alcune versioni Apple distribuisce versione con patch (iOS 16.7.16 per i dispositivi fermi a iOS 16 e iOS 17.7.11 per i dispositivi fermi a iOS 17) ma spesso gli utenti – per mancanza di spazio o di tempo – non aggiornano.

Per chi pensa che i dispositivi che supportano iOS 16 siano pochi o vecchi, qui di seguito possiamo osservare come modelli anche recenti supportano iOS 16 e spesso anzi non vengono aggiornati, rimanendo su tale versione anche precedente alla 16.7.16 che sarebbe certamente più sicura perché contiene diverse patch di sicurezza.

Matrice iOS o iOS Matrix con versioni sistema operativo e modello iPhone

Un aspetto importante, quando si parla di dispositivi ancora esposti a vulnerabilità che riguardano iOS 16 o iPadOS 16, è distinguere tra i modelli che possono ancora eseguire queste versioni e quelli che, invece, non possono proprio – anche volendo -essere aggiornati a una major release successiva.

Per quanto riguarda gli iPhone, iOS 16 è compatibile con un intervallo piuttosto ampio di dispositivi, che parte da iPhone 8, iPhone 8 Plus e iPhone X e arriva fino alla generazione iPhone 14, comprendendo quindi anche iPhone XR, XS e XS Max, iPhone SE di seconda e terza generazione e tutte le serie iPhone 11, 12 e 13. All’interno di questo insieme, però, solo iPhone 8, iPhone 8 Plus e iPhone X sono rimasti definitivamente sulla famiglia iOS 16, perché non supportano iOS 17 e versioni successive. Per questi modelli, quindi, iOS 16 rappresenta effettivamente l’ultima major release disponibile.

Il discorso è simile per gli iPad, anche se la frammentazione tra generazioni è maggiore. iPadOS 16 è compatibile con numerosi modelli, a partire da iPad di quinta generazione, iPad mini di quinta generazione, iPad Air di terza generazione e diverse generazioni di iPad Pro. Anche in questo caso, però, soltanto alcuni dispositivi sono rimasti confinati a iPadOS 16: in particolare iPad di quinta generazione, iPad Pro da 9,7 pollici e iPad Pro da 12,9 pollici di prima generazione.

Questo significa che il numero di dispositivi potenzialmente ancora presenti su iOS o iPadOS 16 non coincide con il solo insieme dei modelli “bloccati” a quella versione ma è ben più ampio. Una quota, probabilmente minoritaria ma non trascurabile, può infatti essere costituita anche da dispositivi più recenti che supportano versioni successive del sistema operativo ma che, per scelta dell’utente, mancato aggiornamento o particolari condizioni d’uso, continuano ancora oggi a eseguire una release della famiglia 16.

Matrice iPad OS o iPad OS Matrix con versioni sistema operativo e modello iPhone

Ricordiamo infatti che, nella realtàmolte persone non aggiornano i loro sistemi perché hanno paura che questi rallentino, scaldino o consumino più spesso la batteria. Non aggiornano perché hanno paura di fare dei danni. Non aggiornano perché non hanno tempo per farlo o a volte semplicemente non hanno abbastanza spazio sul loro iPhone per poter completare correttamente l’aggiornamento, che a volte magari parte e non si conclude correttamente o non parte neanche.

In sostanza, ci sono milioni di persone che rimangono con sistemi operativi obsoleti per diversi motivi e quindi vulnerabili, spesso non aggiornati neanche alle versioni con le patch che Apple continua a produrre, anche per i dispositivi più vecchi.

Il problema, che non emerge dai report che circolano, è che è vero che l’attacco alla sessione Whatsapp di Meta per ora sfrutta CVE su versioni obsolete di iOS, ma potrebbe benissimo funzionare anche con versioni più recenti nel caso in cui circolassero 0click anche per quelli

Purtroppo l’impostazione di una verifica a due passaggi 2FA e il check dei dispositivi connessi non serve a limitare né rimuovere l’infezione: l’unica precauzione è aggiornare la versione di iOS, se possibile portandola alla 26.

Se già infetti aggiornare può non essere sufficiente – dato che c’è stata sottrazione della session di WhatsApp – ed è necessario anche ripristinare il telefono allo stato di fabbrica, oltre che reinstallare Whatsapp in versione aggiornata.

L’articolo completo della società d’informatica forense di Torino, con aggiornamenti e ulteriori dettagli sull’attacco a Whatsapp di cui ha parlato di recente la Polizia Postale, è visionabile online sul sito della società Forenser.

Le Prove Digitali nel Processo Civile – Convegno per Ordine Avvocati di Torino

Giovedì 28 maggio 2026 dalle 14:30 alle 17:30 si terrà in presenza presso l’Aula 74 – COA Torino, Palazzo di Giustizia, ingresso 18, primo piano – e in FAD tramite piattaforma zoom il seminario “Le Prove Digitali nel Processo Civile – Tipologia, Valore Probatorio, Produzione e Disconoscimento” durante il quale si parlerà di come tecnologia e informatica hanno consolidato nuovi scenari nella acquisizione forense di immagini, video e dati che, in caso di contenzioso, possono assumere rilevanza determinante al fine di fornire la prova della realtà fattuale.

Il seminario, organizzato dalla Commissione Scientifica dell’Ordine degli Avvocati di Torino è coordinato e moderato dagli Avv. Guido Napolitano, Avv. Fausta De Stefano ed Avv. Simona Castagna, Componenti della Commissione Scientifica del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Torino e vede gli interventi di due relatori, il Dott. Paolo DAL CHECCO, Consulente Informatico Forense e il Prof. Avv. Alberto RONCO.

Il seminario approfondirà il tema della prova digitale nel processo civile, affrontando sia gli aspetti tecnici sia quelli giuridici. Verranno analizzati documenti informatici, immagini, video, email, screenshot, pagine web e dati cloud, con attenzione alla loro acquisizione, conservazione, autenticità e possibile manipolazione anche tramite Intelligenza Artificiale.

Saranno inoltre esaminati il valore probatorio dei documenti digitali, le modalità di produzione in giudizio, il disconoscimento e le più recenti pronunce giurisprudenziali in materia.

Il programma completo dell’evento “Le Prove Digitali nel Processo Civile” che si terrà a Torino presso il Tribunale, Aula 74, dalle 14:30 alle 17:30 di giovedì 28 maggio 2026 è il seguente:

Dott. Paolo DAL CHECCO, Consulente informatico forense.
I documenti informatici. Il documento informatico non sottoscritto elettronicamente.
Le immagini digitali, gli screenshot, i video digitali, le pagine web, i messaggi di posta elettronica, le scansioni di documenti cartacei. La ripartizione di informazioni e dati tra dispositivi, sistemi cloud e log di accesso. La copia forense e le modalità informatiche preferibilmente da attuare per la produzione dei documenti digitali nei diversi formati disponibili, anche in previsione di possibili future verifiche peritali. La verifica informatica della genuinità della prova informatica, in considerazione degli sviluppi della tecnologia, delle possibilità di modifica e manipolazione dei file e dell’avvento dell’Intelligenza Artificiale.

Prof. Avv. Alberto RONCO
L’inquadramento giuridico dei documenti informatici. La produzione del documento informatico. La necessità e/o l’opportunità di attestarne la conformità ad un originale e l’individuazione di che cosa sia questo originale. I termini e le modalità per la contestazione della provenienza e/o della veridicità del documento informatico (anche in funzione della tipologia della sua sottoscrizione). La contestazione di immagini digitali, screenshot, video digitali, pagine web, SMS, mail non certificate. Le conseguenze della contestazione e del disconoscimento e gli oneri della parte che ha prodotto il documento disconosciuto o contestato. La prova della trasmissione del documento e la distribuzione dell’onere relativo. Le più recenti pronunce di legittimità sui vari profili.

Le iscrizioni possono avvenire tramite la piattaforma “Riconosco”, la partecipazione è titolo per l’attribuzione di tre crediti formativi. l’evento potrà essere seguito in FAD gratuitamente dagli iscritti al Foro di Torino mentre per gli avvocati iscritti ad altri Fori la partecipazione prevede un costo di € 20,00: le indicazioni per il pagamento sono disponibili sulla piattaforma “Riconosco”.

La locandina ufficiale dell’evento “Le Prove Digitali nel Processo Civile – Tipologia, Valore Probatorio, Produzione e Disconoscimento” che si terrà presso il Tribunale di Torino giovedì 28 maggio 2026 è disponibile qui di seguito.

Lezione di specializzazione per l’avvocato penalista sulla prova digitale

Sabato 22 maggio 2026 si terrà la lezione del Corso Biennale di Specializzazione dell’Avvocato Penalista dal titolo “Le perquisizioni e i sequestri probatori informatici – La gestione del reperto informatico – L’acquisizione della prova digitale in dibattimento” che terrò insieme all’Avv. Marco Pittiruti.

La lezione – che fa parte del I° Corso di specializzazione dell’avvocato penalista 2025 – 2027, organizzato da UCPI in convenzione con il CNF e i Dipartimenti Universitari di Milano Bicocca, Bologna, Benevento, Palermo, Roma Tre, Unitelma Sapienza – sarà in presenza dalla sede della Scuola di Roma, Via del Banco di S. Spirito n.42.

Per una problematica dell’ultimo momento io parteciperò da remoto, l’Avv. Pittiruti sarà invece in presenza ew sono certo che sarà un’ottima occasione di confronto su temi attuali in ambito legale oltre che tecnico informatico forense.

Qui di seguito la locandina dell’evento di Roma su “Le perquisizioni e i sequestri probatori informatici – La gestione del reperto informatico – L’acquisizione della prova digitale in dibattimento.”, tenuto dai docenti Dr. Paolo Dal Checco – Consulente informatico forense – e Avv. Marco Pittiruti – Associato di diritto processuale penale Università degli Studi di Teramo.

Corso Biennale di Specializzazione Avvocato Penalista a Roma

L’Unione Camere Penali Italiane ha organizzato, in collaborazione con il Consiglio Nazionale Forense, il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Milano –Bicocca, il Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università degli Studi di Bologna “Alma Mater Studiorum”, la Scuola Superiore di Studi Giuridici dell’Università degli Studi di Bologna “Alma Mater Studiorum” il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Roma Tre, l’Università degli Studi di Roma Unitelma Sapienza, il Dipartimento di Diritto e società digitale dell’Università degli Studi di Roma Unitelma Sapienza, il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Palermo, il Dipartimento di Diritto, Economia, Management e Metodi quantitativi dell’Università degli Studi del Sannio Benevento, il I Corso di specializzazione dell’avvocato penalista indirizzo “Diritto penale dell’informazione, di internet e delle nuove tecnologie”.

Con Le Iene su IA, lavoro e contenuti online

L’AI sta sostituendo il lavoro umano?

In prossimità della festa dei lavoratori è andato in onda un servizio de Le Iene sull’Intelligenza Artificiale che sta, velocemente, sostituendo i lavoratori. È venuto fuori davvero un piccolo capolavoro, grazie all’abile conduzione di Alessandro Sortino, la sempre ottima regia di Marco Fubini e il puntuale intervento di Salvatore Aranzulla, che ha raccontato la sua esperienza di divulgatore informatico e imprenditore.

Alessandro Sortino e Paolo Dal Checco nella puntata sulla AI a Le Iene

Nel pezzo – al quale ho contribuito come consulente informatico forense per Le Iene – partiamo dal mondo del lavoro mostrando come quello che sembrava un futuro lontano sia già diventato realtà. Le grandi aziende tech, come Meta, stanno tagliando migliaia di posti di lavoro: solo nel 2025 le Big Tech hanno lasciato a casa 100.000 persone, e la stessa Meta ha annunciato un taglio del 20% della sua forza lavoro.

Ragionando sui posti di lavoro che possono più facilmente essere sostituiti, emerge una discriminante piuttosto secca: chiunque faccia smart working o lavoro agile oggi è tra i primi a rischiare la sostituzione da un’IA addestrata per svolgere le stesse mansioni da remoto, dato che l’interfaccia con il resto del mondo è digitale (chat, email, telefono, etc…) e su questo canale l’IA è sempre più forte, al punto che ormai è possibile interagire con centri di assistenza totalmente gestiti da intelligenza artificiale senza rendersi conto che dall’altra parte non ci sono esseri umani.

Paolo Dal Checco - Perito Informatico Forense collabora con Le Iene

Alessandro Sortino ha spostato il piano di analisi dal tecnico agli aspetti umani e pratici: non sono infatti a rischio solo i lavori intellettuali, dato che già oggi esistono robot umanoidi sempre più avanzati in grado di fare lavori manuali, capaci di cambiarsi la batteria da soli per lavorare all’infinito, cucinare, pulire la casa e persino imitare le espressioni facciali umane, con tanto di pelle riscaldata per sembrare ancora più veri.

Il “Furto” dei Contenuti e la Crisi del Web

Con Salvatore Aranzulla abbiamo poi affrontato la crisi che sta colpendo chi produce contenuti sul web. L’IA di Google e di altri motori di ricerca ormai scandaglia la rete e fornisce riassunti diretti agli utenti tramite le cosiddette AI Overview, eliminando la necessità di cliccare sui link originali. Aranzulla stesso ha visto il traffico del suo storico sito ridursi a un quarto. Denuncia apertamente quello che definisce di fatto un “furto” di contenuti: l’IA legge, riassume e usa il lavoro altrui senza che i creatori percepiscano alcun guadagno.

Il pericolo imminente è che, senza gli introiti pubblicitari derivanti dalle visite, i siti di informazione spariscano, spostando gli inserzionisti direttamente sulle piattaforme di IA. Questo porta a implicazioni inquietanti, come la “cannibalizzazione” dell’IA: i modelli finiranno per studiare e acquisire informazioni prodotte da altre intelligenze artificiali, moltiplicando le “allucinazioni” e finendo per fornire risposte errate o obsolete.

Un Rischio per la Democrazia e la Qualità dell’Informazione

L’ulteriore rischio è per la democrazia e la qualità dell’informazione. Se i siti tradizionali non riescono a sopravvivere, chi controllerà l’esattezza dei contenuti?. Chi resterà in piedi sarà costretto a finanziarsi con attività editoriali pesantemente sponsorizzate (ad esempio recensioni pilotate per favorire determinati marchi di cellulari) inquinando i dati di partenza dell’IA.

Inoltre, se poche grandi aziende arriveranno a controllare l’informazione globale decidendo qual è “l’opinione giusta”, verrà meno la possibilità per gli utenti di confrontare alternative libere, minando le basi stesse della democrazia.

L’Esperimento: Come Difendersi e il “Ricatto” dei Motori di Ricerca

Sempre nell’ambito della collaborazione fornita a Le Iene come consulente tecnico forense, ho mostrato un test pratico su come possiamo difenderci provando a bloccare l’accesso delle IA ad alcuni siti di test inserendo specifiche restrizioni o file di blocco.

Nell’ambito del test, abbiamo pubblicato una notizia falsa – riguardante Filippo Roma in veste di calciatore professionista – e bloccato l’ingresso ai bot IA su quel sito.

Filippo Roma Calciatore per il servizio de Le Iene con Alessandro Sortino

I risultati sono interessanti: sebbene alcune IA come Perplexity rispettino il divieto e trovino “la porta chiusa”, bot come ChatGPT aggirano il blocco riassumendo frammenti di testo giustificandosi con presunti “limiti di copyright”, mentre altri come Claude lo ignorano completamente, riportando la notizia parola per parola.

Come ha evidenziato Salvatore Aranzulla nel pezzo, il rischio dei blocchi è che se vengono fatti male tagliano fuori anche i motori di ricerca normali, impedendo così sostanzialmente l’accesso al sito tranne che per chi ne digita direttamente l’indirizzo sulla barra del browser, cose che non fa praticamente nessuno.

Le Iene - Alessandro Sortino e il servizio TV sulla Intelligenza Artificiale

Il vero dramma per chi crea contenuti si trasforma quindi in un subdolo ricatto: se un editore decide di bloccare un’intelligenza artificiale legata a un motore di ricerca per non farsi cannibalizzare i dati, rischia di bloccare il motore di ricerca stesso, sparendo così per sempre da internet.

È una puntata che fa riflettere sul nostro futuro, non dobbiamo allarmarci ma gestire in tempo l’evoluzione veloce e radicale: per chi fosse interessato la puntata de Le Iene sull’Intelligenza Artificiale con Alessandro Sortino, Salvatore Aranzulla e Paolo Dal Checco è disponibile al seguente link sul sito Mediaset.